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Sarà un lungo cammino, meglio farlo insieme. Il blog di Ivan Tagliaferri.
POLITICA
9 aprile 2010
Andiamo oltre (ripreso da Ciwati)
Primo appuntamento, domani, a partire dalle ore 10.30, a Milano, circolo Arci Bellezza, via Giovanni Bellezza, 16 (M3 Porta Romana).



Avvertenze e modalità d'uso

Il presente non è una corrente, né una componente, né una mozione, ma un contratto a progetto, della durata di tre mesi. Non ha a cuore le fondazioni, ma le fondamenta da cui ripartire per rilanciare il Pd. Questo contratto impegna a non prendere in considerazione le vicende interne del partito (a cui abbiamo dedicato l'intera annata 2009) ma a prendere in considerazione esclusivamente i progetti e le proposte da fare al Paese (a cui dedicheremmo, ove possibile, l’annata 2010). Ogni forma di subordinazione a logiche correntizie o a cordate a tempo indeterminato è bandita e esclusa. Il progetto è aperto a tutti e si basa sulla condivisione di una «banda larga» di persone, senza capo (all'infuori di Pigi) ma con una lunga coda di lavoro da fare. All'ingresso è sufficiente presentarsi con un'idea.
Un consiglio: essere generosi e non preoccuparsi che qualcuno vi copi. Anzi. Perché «la felicità è reale solo se è condivisa». Il nostro, come dice un giovane militante, Giorgio Ruffolo, è un «paese troppo lungo». E allora facciamolo a fette, come per altro hanno già fatto gli elettori, cercando di costruire dei percorsi politici nelle sue parti e cercando di arrivare al 150° dell'Unità d'Italia con qualche idea unitaria che ne rispetti articolazioni, esigenze e aspettative. Il metodo di lavoro è esportabile, copyleft. Si può scaricare il logo e la documentazione, adottarli e utilizzarli come si preferisce, con la preghiera di comunicare allo "sportello unico" di Oltre (una casella di posta elettronica: andiamooltre@gmail.com). Apprezzabili - sempre - brevità e sintesi. Think tank sì, ma all’aria aperta. Alla scoperta della politica. Non dobbiamo riprenderci il Pd, dobbiamo riprendere una relazione con gli elettori, come ha scritto Andrea da Edolo.

Tre mesi, tre ambiti, tre progetti

Nord, chi doveva portare la bussola?

Ci avvarremo della competenza dei ragazzi di Termometro politico e dell'osservatorio di Andrea da Luino, dell’archivio del legologo Daniele da Asti, di Andrea e Stefano da Varese, della competenza di Ilda da Torino e di Franco da Reggio Emilia, per un'analisi approfondita del voto alla Lega (e al Pdl) dei circoli del Pd e delle associazioni democratiche interessate a precisare questo tipo di progetto. Interpelleremo gli osservatori che ne sanno qualcosa, alla ricerca di una base da cui ripartire.
Ci occuperemo della costruzione del consenso al Nord, a cominciare dai temi più difficili (fisco, sicurezza, piccola impresa, stranieri, rom) in cui il centrosinistra gioca “in trasferta”, per estendere il dibattito politico ai temi ingiustamente dimenticati (lealtà contributiva e lavorativa, rispetto della legge e della Costituzione, casa, lavoro). Contraddizioni e paradossi, come il federalismo «solo a parole» e le difficoltà dei Comuni, i 'clandestini' prodotti in batteria grazie alla burocrazia che servono poi come ‘combustibile ‘elettorale, le sparate propagandistiche senza alcun significato pratico (dalle ronde alla RU486). Da Novara a Trieste, da Verona a Torino, per capirne di più e per rilanciare. Opposizione e proposta, per recuperare qualche pallone e per rilanciare nella metà campo avversaria.

Il Partito dei giovani

Il Pd deve diventare il partito dei giovani italiani. Non il partito dei giovani dirigenti, il partito dei giovani elettori. Chi ha meno di quarant'anni non è rappresentato da nessuno. Sul "contratto unico" siamo tutti d'accordo, ma ancora non si vede una campagna in questo senso, che lo renda popolare, che sappia dire al singolo precario che cosa gli succede se vince il Pd, che sappia indicare al Paese una via più razionale, seria e consapevole al proprio sviluppo. Il sistema elettorale allontana i giovani dalla politica (per la verità, allontana tutti). L'innovazione tecnologica è un tema frequentato pochissimo. Il dibattito sui diritti è in alto mare., come se fossimo nel 1010 e non un millennio più avanti. Un nuovo ambientalismo non riesce ancora a imporsi, come accade in altri Paesi.
Per tutto questo, lavoreremo alla redazione del manifesto del partito dei giovani. Ascoltando tutti. Dai giovani che si sentono democratici (anche quelli che, come dice Elio, all'improvviso sono "vecchissimi") agli anziani-e-però-giovanissimi del partito, dal popolo Viola a «quelli che la politica gli fa schifo», da chi cerca lavoro a chi l'ha trovato ma non sa quanto durerà, a chi vuole capire se in Italia il sole continuerà a sorgere. Samuele da Pisa coordinerà i lavori. Per andare oltre, oltre la precarietà: e oltre i quarant'anni, se ci riusciamo.

Dall'Aquila, verso Sud

Michele e i giovani del Pd all'Aquila, i ragazzi di Salerno, Peppe e i suoi studi per un meridionalismo consapevole e rigoroso, per un racconto diverso del Sud, per una reale proporzione dei problemi e delle possibili soluzioni. Informazioni più puntuali, i buoni esempi e le buone notizie, la possibilità di costruire relazioni tra Nord e il Sud del Paese. L’«abolizione del Mezzogiorno» è in corso da anni: dove sono finiti i rifiuti di Napoli (e quelli di Palermo)? Dove son finiti i soldi pubblici per le opere, grandi (mostruose) e piccole (invisibili)? Dov’è finito il Sud e perché se ne parla solo come argomento polemico? Chi lo governa, di chi sono le responsabilità? Domande a cui ci piacerebbe dare risposta, partendo dall'Aquila, andando verso Sud: per una volta, senza rotolare.

I luoghi e le modalità

Un sito internet wiki coordinato da Alessandro da Misinto, un gruppo su Facebook, la «Banda» larga come piccolo portale d'iniziative e proposte. Iniziative tematiche, punti precisi, contributi da promuovere a livello locale, vocalissimo, in «un viaggio attraverso i luoghi della quotidianità e dell’umanità», come lo ha chiamato Ali da Roma. Una casella email: andiamooltre@gmail.com. Un filo diretto. Un aggiornamento mensile, il 27 di ogni mese, che riceverete con il work in progress e le iniziative in corso.

Gli obiettivi

Tre pubblicazioni dedicate ai nostri progetti e ai nostri tre mesi di lavoro. In più, strumenti (come il Libro grigio o il prontuario «Mandiamoli a casa», prodotti in Lombardia negli ultimi mesi), documentari (come quelli del progetto LoVe), format per le manifestazioni, ipotesi di campagne politiche e di comunicazione, volantini, proposte precise da portare all'attenzione del partito.

Il gran finale

Una festa democratica a fine luglio. Tre giorni di presentazione dei risultati e la consegna al segretario nazionale di quello che sarà elaborato. Magari a Montecchio Emilia, dove un tempo si faceva la festa di Cuore. Anche per non prenderci troppo sul serio.



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POLITICA
9 aprile 2010
Andiamo oltre? Sì
http://civati.splinder.com/post/22531593#22531593
Domani ci sarò, assieme ad un gruppo di ragazzi della provincia di Rimini. Che spera di aumentare. 

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POLITICA
1 aprile 2010
Al di la della barricata
Abbiamo perso quattro regioni quindi abbiamo perso le elezioni.
Chi le ha vinte?
La Lega e le liste di Beppe Grillo.
La lega è al governo del paese da circa dieci anni ma riesce a raccogliere i voti degli scontenti come se fosse all'opposizione da sempre. Più stanno al governo più si riducono i fondi ai comuni (alla faccia del federalismo), più si generano immigrati irregolari, più si regalano soldi inutili al sud (banca del mezzogiorno, ripianamento del debito totale di Catania e parziale di Roma). Eppure passano per ribelli.
Le liste di Grillo sono completamente svuotate di politica però fanno proposte amministrative. Sono iper-radicali (del tipo noi siamo il bene tutti gli altri sono malfattori) come ogni movimento sa essere appena nato. Danno l'idea di persone che davanti alla guerra in Iraq si lamentano perché a Bagdad non si fa la raccolta differenziata. Ovviamente non provando a fare compromessi non cambieranno niente (anche questo è tipico dei movimenti appena nati, preferiscono passare per i santi ricacciati dal potere piuttosto che perdere l'aureola e sporcarsi le mani).
Ma il dato più significativo lo danno quelli cha a votare non sono andati: una marea di gente. Stanchi e schifati da una politica che non decide niente. Non sono i soliti, quelli a cui non frega niente di niente; spesso sono persone disilluse col tempo.
E il PD? Il Partito Democratico prende gli stessi voti delle europee, cioè pochi. Al di fuori delle buone amministrazioni locali (per fortuna ci siamo anche noi) non convince nessuno.
Perché? per due motivi:
Ha una classe dirigente che non è più credibile.
Non ha idee.
Che fare?
Abbiamo tre anni davanti prima delle elezioni politiche; chiediamoci che paese vogliamo e come fare per realizzarlo. Non serve a nulla dibattere di alleanze se le alleanze non le facciamo su di un programma.
Guardiamoci in giro e cerchiamo nuovi dirigenti capaci e soprattutto diamoci da fare in prima persona ("Siate il cambiamento che volete realizzare").
Puntiamo a coloro che a votare non ci sono andati.

Diamoci una mossa e diamocela insieme. Non abbiamo niente da perdere (le regioni le abbiamo appena perse).

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POLITICA
26 marzo 2010
All'urne, all'urne
Domenica e lunedì si vota per la regione. Io voto PD.
Sempre più spesso abbiamo la sensazione di votare per qualcuno di cui non siamo pienamente soddisfatti perché tenti di arginare forze politiche a noi ostili. In Emilia-Romagna no. Da sempre il PD e prima i suoi antenati hanno governato questa regione. E lo hanno fatto bene, pensando veramente a dare buoni servizi pubblici a tutti, senza differenze di censo o colore della pelle. Risultato: siamo tra le prime regioni in Europa per qualità della vita. Squadra che vince non si cambia (era Boscov o Zeman). E dato che è possibile dare una preferenza personale la darò a Piva. Piva è un ex democristiano quindi tendenzialmente lontano da me. Eppure ha lavorato bene (anche i democristiani possono farcela), ha organizzato momenti di approfondimento sul territorio, è stato sempre presente quando qualche amministratore locale gli ha chiesto aiuto per il suo paese (io compreso), ha fatto importanti interventi in materia sanitaria, uno dei settori più delicati e utili. Per questo voto PD e scrivo Piva.

Se proprio non volete votare PD votate almeno la coalizione guidata Errani, ne vale la pena.

N.B.
Per tutti coloro che hanno deciso di votare la lista di sinistra-verdi suggerisco di dare la preferenza ad Igor Bardeggia, un ragazzo in gamba della Valconca.


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SOCIETA'
26 marzo 2010
Sicurezza percepita

Secondo voi la persona in questione era italiana o extracomunitaria?

I risparmiatori saranno risarciti?

Perchè le ronde non sono intervenute per fermarla?

C'erano dei militari in presidio davanti alla banca in questione?

Cosa avrà votato il diretore di quella banca alle ultime elzioni?

Questo fatto di cronaca genererà una legge anti direttori di banca?

Non saprei

 


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22 marzo 2010
Ciao Viola

È strano come ogni qualvolta una persona cara ci lasci, si realizzino articoli di commiato che non fanno altro che tesser le lodi della persona in questione. A mio avviso questo approccio al ricordo è sbagliato, prima di tutto nei confronti del defunto stesso. Mio nonno era una persona buona a cui ero molto affezionato; tuttavia egli era il contrario di quello che può definirsi una persona perfetta: si arrabbiava, urlava, bestemmiava, non era affatto generoso(come per sfatar quel mito che vuole le persone anziane estremamente desiderose di liberarsi dei propri averi). Una persona come tante insomma. Quasi come tutte le altre, perché oltre a tutto questo, mio nonno era pure un partigiano. Fin dal tempo in cui avevo ancora la bocca sporca di latte materno, il fatto di avere un nonno partigiano era per me motivo di orgoglio; vuoi perché vedevo in lui l’epica della guerra, vuoi perché lo percepivo come una miniera di racconti della sua gioventù, vuoi perchè sono cresciuto in una famiglia di (post) comunisti. Non che in casa fosse appesa l’effige di Stalin (ma nemmeno quella di Berlinguer) anzi, penso di essere cresciuto con la massima libertà di pensiero che una famiglia possa darti. È proprio per questo forse, che nella categoria dei buoni ho fatto rientrare da subito i partigiani: combattevano contro i cattivi per definizione, ci hanno dato la libertà e ne faceva parte mio nonno (che certo non poteva essere cattivo).

In realtà Giuseppe questa gran miniera di racconti non lo fu. Quando ero più piccolo e passavo tanto tempo con lui, cercavo di stuzzicarlo, di porgli domande che lasciassero intendere ma lui niente, sviava sempre. A scuola mi dicevano “state ad ascoltare gli anziani perché hanno un mucchio di cose da dirvi” mentre io ero l’unica persona al mondo (a quanto pare) che tentava di estorcere informazioni ad un anziano, senza per altro riuscirvi. Fatto sta che il mio bagaglio storico sul fascismo, la seconda guerra mondiale e sulla resistenza me lo formai lentamente sulle enciclopedie che periodicamente acquistava mio babbo, interessanti ma molto meno affascinanti della testimonianza diretta di un parente. Gli anni passarono e quel bambinetto scolare avido di storie (che poi sarei io) diventò più grande, trascorrendo così meno tempo col suo nonno. Fino che un giorno, insieme a tutta la famiglia, lo accompagnai a Rappezzo, suo paese natale sull’appennino aretino. Qui, oltread incontrare amici d’infanzia (suoi) e vecchi parenti, ascoltai anche le sue memorie partigiane, probabilmente rievocate dai luoghi che vi fecero da scenario. Qualsiasi residuo di epica guerresca che ancora covava in me, venne definitivamente spazzato via. A parte coloro che la guerra la videro in faccia (ormai molto pochi), tutti noi comuni mortali abbiamo appreso la maggior parte delle percezioni guerresche dal cinema. In questi film vi è spesso un Jhon Wein (l'ho scritto male apposta) o un Rambo che ammazzano sporchi essere inferiori, hanno il tempo di far battutine e di regalarci una degna frase ad effetto conclusiva. I ricordi di mio nonno furono probabilmente meno spettacolari ma fecero emergere tutta la crudezza della guerra. Mi raccontò di come uccisero una spia fascista perché si rifiutò di entrare nel cimitero (dove avrebbe fattol a stessa fine ma in maniera più dignitosa), di come in fuga dalle raffiche di mitra naziste si nascose dietro un masso sentendosi esplodere i colpi sulla testa e sotto i piedi, di come patirono la fame e il freddo per lunghissimi estenuanti periodi. Mio nonno parlava ed io lo stavo a sentire. La stessa scena si ripropose qualche anno fa quando, ricoverato in ospedale, lo andai a trovare e, in uno slancio di memoria mi raccontò di quando in Albania le audaci camice nere mandassero all’attacco dell’esercito greco le truppe della fanteria regolare (di cui faceva parte) per poi pavoneggiarsi sui quotidiani nazionali come eroi della patria.

Il buon vecchio Peppino non era una persona perfetta. Della sua nota taccagneria o già accennato sopra. Mai, che io ricordi, ho avuto soldi in regalo da lui così, senza motivo, solo per il fatto di esistere e di essere suo nipote. Se i soldi arrivavano erano solo per compleanni o rarissimi eventi del genere e in ogni caso era soldi dati mal volentieri e tirati per la giacchetta. Una volta lo riaccompagnai a casa dall’ospedale e la prima cosa che volle fare fu andare a ritirare la pensione; potrete comprendere il mio stupore quando mi lasciò in mano cento euro dicendomi “sono per tè”. Nella mia ingenua onestà provai a fargli comprendere che si trattava di una cifra non indifferente (soprattuttoper i suoi canoni) ma non ci fu niente da fare, ne era pienamente convinto,come a volermi dimostrare che anche lui era capace di certi gesti. Un’altra volta mi svegliò alle nove di mattina della vigilia di Natale; dovevamo andare a comprare il mio regalo. Ancora intontito dal suono del campanello e da quella proposta così inusuale mi vestii di fretta e lo raggiunsi. Mi trascinò da un noto orologiaio morcianese dicendomi che avrei potuto acquistare ciò che volevo ma con la mano indicandomi il mobiletto con le sveglie. Fingendo indecisione scelsi di propendere per una sveglia con somma approvazione del nonno pagante. Cosa volete farci, era fatto così.

Non era una persona perfetta si diceva. Era un partigiano che si arrabbiava, urlava, pronunciava incomprensibili epiteti quali “porcamarianagoba” o “boiaadcaentlalona” (spero di non aver offeso nessuno), non sganciava mai un soldo e litigava facilmente. Per questo è una persona che sono contento di aver conosciuto. E se oggi assomiglio pochissimo ai miei coetanei del grande fratello so che lo devo anche a lui, alla forza del suo esempio. Grazie nonno.


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22 marzo 2010
Di chi è la colpa?


 

Da oggi lanciamo il nuovissimo gioco dell'estate (ma siamo certi che si estenderà anche in autunno, inverno e primavera). Divertitevi anche voi a scaricare la colpa di tutti i vostri problemi e di quelli della società su una sola categoria; potete farlo al mare sullo sdraio, in compagnia di amici ad una cena, nella splendida scenografia del bar sotto casa o nella solitudine del vostro salotto. In ogni caso alla fine vi sentirete molto più sollevati. E allora cosa aspetti, a chi dai la colpa di tutto:


 

  1. Agli extra-comunitari: Ultimamente sono di gran moda tuttavia potrebbe risultare una scelta un po scontata. Per giustificarsi si può ricorrere ai barconi carichi di negri, ai lavavetri, a quello che hai sentito alla tele commettere un furto, per i più sofisticati si può pure buttar lì una incompatibilità culturale. Abusato.
  2. Ai politici. Un classico che resiste nei secoli, negli ultimi tempi sono anche chiamati casta. Gli argomenti per sostenere la tesi possono essere il “tutti ladri”, “fanno solo i loro interessi”, “parlano parlano ma poi non risolvono mai niente”, “sono tutti uguali”... poi se vi va potete pure mandarli a fanculo, non si stupisce più nessuno. In crescita.
  3. Ai giovani. Anche questo è un classico, ogni generazione ha visto in quella dopo un branco di rottami. Basta poco per giustificarsi: “sono tutti drogati”, “non lavora più nessuno”, “non fanno i figli”, “quando ero giovane io saltavo i fossi per il lungo”, “sono tutti viziati marci”. Ideale per pensionati.
  4. Ai sindacati. Sta sempre più prendendo piede ma trova ancora qualche titubanza. Ecco come giustificarsi: “comandano tutto loro”, “sono una montagna di burocrazia”, “prendono i soldi di noi lavoratori e non li ho mai visti lavorare”, “sono buoni solo a scioperare”, “rallentano lo sviluppo del paese”. Tendenza Confindustria.
  5. Ai padroni. In calo pauroso, decisamente fuori moda. Ecco i classici per chi ancora ci credesse: “io lavoro e loro guadagnano”, “come mai sempre in culo agli operai?”, “riprendiamoci ciò che è nostro, occupiamo le fabbriche”, “potere operaio”. Giurassico.
  6. Alla modernità. Si mimetizza bene, segno che ancora ci si vergogna un po' a supportare tale tesi. Frasi ad effetto: “ci sono più divorzi che matrimoni”, “nessuno pensa ai bambini”, “l'aborto è un'omicidio”, “le donne dovrebbero stare in casa ad accudire i figli e tirare la sfoglia”. Tendenza Vaticana.
  7. Alla Globalizzazione. Nasce a sinistra ma si sposta con altri toni verso destra. Ecco cosa dire: “le multinazionali ci controllano”, “per una maglietta carissima in Italia si sfruttano i bambini a due lire in Cambogia”, “i cinesi ci stanno ammazzando la produzione industriale”, “riproponiamo i dazi doganali”. Altalenante
  8. Ai servizi pubblici. Da sempre trattati come cardenzoni e colabrodi, vicini alla risposta 2. Parlate di questo per convincere tutti: “sprecano un casino di soldi”, “servono solo per imbucare i politici”, “è tutto un magna magna”, “se ci fosse il privato ai voglia...”. Stabile
  9. Ai giornalisti. Categoria osteggiata da tutti da sempre per vari motivi, oggi non si fanno eccezioni. Le frasi ad effetto sono queste: “sanno solo fare casino”, “sono una classe di privilegiati a cui interessa solo fare soldi”, “sono schiavi dei politici”, “dicono sempre quello che gli pare”. Resiste in vetta ma perde colpi.
  10. All'Europa. Un tempo per questa ragione si facevano le guerre, ora si sparano solo gran vaccate. Eccole: “sarà che l'Europa mi debba venir dire a me quanto dev'esser lungo il cetriolo che coltivo o quanto grande il pomodoro...”, “Bruxelles è un mare di burocrazia in cui campano tutti gli amici dei politici”, “l'unione europea vuole imporci le sue leggi”. Crescente a momenti.
  11. Alla gente. La più tipica delle giustificazioni quando si fallisce. Ecco come riconoscerla: “non sono stato capito”, “in Italia non capisce niente nessuno”, “siamo un popolo di ignoranti e analfabeti”, “ci ho provato ma la gente non mi ha seguito”. In calo
  12. Agli ebrei. Per anni ha resistito come una delle scuse più in voga poi qualc'uno la presa sul serio, li anno sterminati e i problemi sono  rimasti. Se proprio ci tenete a riproporla ecco cosa dire: “gli ebrei stanno organizzando un complotto mondiale”, “fanno riti satanici con il sangue dei neonati”, “sono tutti dei ladri”, “sono una razza impura”.

Buona scelta a tutti.



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22 marzo 2010
Quelli che...

 

Vi ricordate quando Berlusconi andò al potere nel 2001 riducendo tutta l'informazione italiana ad un suo ufficio stampa? Bè, mai avrei pensato di rimpiangere quel periodo. A confronto con il sistema mediatico di oggi quella era libertà ammassata con la forca. I tg nazionali o trasmettono spot governativi o notizie straordinariamente inutili. La loro linea editoriale: fatti i fatti tuoi che a governare ci pensa lui che lo sa fare pure bene. Proviamo a vedere come vanno le cose nella realtà:

 

 

 Quelli che rubavano ai ricchi: il ministro dell'economia Tremonti ha varato la “Robin Hood Tax”. A parte il fatto che Robin Hood era un ladro, un populista ed era pure monarchico ( dovremmo stare più attenti ad innamorarci dei super-eroi: Superman era una macchina di propaganda americana, Zorro un latifondista, Walt Disney un massone fascista), questa è una legge che aumenta le tasse alle compagnie petrolifere ma non prevede che ci siano controlli sui prezzi finali; risultato: aumenti le tasse ai petrolieri e loro aumentano i prezzi ai consumatori.

 Quelli che toglievano l'Ici: sempre Tremonti ha pensato bene di togliere l'Ici sulla prima casa anche a quel 40% di proprietari che erano stati esclusi da Prodi. Tremonti giustiziere degli  umili? Sì se considerate Moratti, Agnelli o Berlusconi come persone in difficoltà economica. Infatti Prodi aveva tolto l'Ici solo al 60%  di italiani meno ricchi facendola pagare a tutti coloro che potevano tranquillamente permettersi di pagarla. Ma cosa volete, per chi ha dieci ville in Costa Smeralda è dura tirare a campare!

 Quelli che aiutavano i più deboli: sono stati bloccati gli aumenti alle pensioni e agli stipendi iniziati con l'ultima finanziaria, cancellati 550 milioni per le case popolari, tolti quei pochi diritti a favore dei lavoratori precari istituiti da Prodi e tagliati i finanziamenti alla sanità con il possibile reinserimento dei tiket da parte delle regioni. Tanto per mettere in chiaro che loro alle persone più povere ci tengono.

 Quelli che tutti devono poter studiare: nella manovra finanziaria i tagli alla scuola ammontano ad 8 miliardi di euro oltre a 130 mila licenziamenti, tra insegnanti e personale non docente nelle scuole, altri 500 mila euro di tagli per le Università. Ma in fondo chi lo ha detto che serve studiare per avere un futuro radioso? Quali lauree pensate che abbiano veline e tuttologi che ogni giorno ci trasmettono le loro pillole di saggezza dalla tv? 

 Quelli che facevano i liberali: l'informazione in Italia è la peggiore del Mondo e lo sapete di chi è la colpa? Dei finanziamenti pubblici all'editoria, us capes (per non abusare del logoro of course). Questi pochi spiccioli (che messi insieme non pagherebbero un'anno di stipendio ai membri del  governo) rappresentano la sopravvivenza di tutti quei giornali, radio e riviste che sono tagliate fuori dal mercato pubblicitario, spesso per motivi ideologici. Rischiano di morire l'Unità, il Manifesto, Liberazione, quasi tutta la stampa culturale italiana. Tutto quello che da fastidio a loro in poche parole. Direte: “Però io non pago più con le mie tasse”. No no, voi continuerete a pagare gli altissimi contributi indiretti (agevolazioni fiscali, elettriche e satellitari) i cui maggiori beneficiari sono i grandi quotidiani ( Corriere, Repubblica, Giornale) i settimanali patinati (Espresso, Panorama, Tv sorrisi e canzoni, Eva 3000, Grazia, Gioia, Anna, Novella 2000) e naturalmente le tv (Rai, Mediaset, La 7). Tutta gente che probabilmente non dà loro molto fastidio (spesso perché ne sono i proprietari).

 Quelli che la sicurezza prima di tutto: mai come nella scorsa campagna elettorale si è parlato di sicurezza, certezza della pena, leggi straordinarie. Peccato che da oltre 10 anni (attraversando governi di tutti i colori) il numero dei crimini violenti e di furto è in costante calo. Il problema è che questo è un problema percepito. Percepito perché le televisioni ce lo fanno percepire. E ce lo facevano percepire perché a Berlusconi (che le tv le ha sempre controllate) conveniva così. Il fatto è che adesso tentano di risolvere questo problema sul serio soltano che non è un problema vero, é percepito, per cui non esiste! Mandano i militari nelle strade senza fargli fare niente, solo per fare dire ai tg che lo hanno fatto, per fare percepire alla gente che il problema non c'è più. E poi ci dicono che il numero dei reati è basso: per forza, non è mai aumentato! Ma per mandare i soldati a zonzo per le città servono soldi, soldi tolti a coloro che normalmente dovrebbero vigilare cioè le forze dell'ordine: a fronte di 3000 soldati inviati nelle città sono stati tagliati 7000 agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza.  Finirà che il problema sicurezza lo creeranno sul serio. Inoltre i tagli alla giustizia, le norme “salva processi” (in realtà il processo che volevano salvare era uno solo, quello a carico di Berlusconi ma per farlo hanno fatto fallire un marea di processi riguardanti criminali di varia risma) e lo stop alle intercettazioni hanno impedito alla magistratura di compiere al meglio il loro lavoro con il risultato di aver rimesso in libertà un mucchio di criminali già acciuffati. In compenso Berlusconi a evitato la galera; non percepite un senso di sicurezza maggiore?

 Quelli che non passa lo straniero: la colpa si sa è degli extra-comunitari; di cosa ditelo voi. L'importante è non farli più venire. Introdotto così il reato di clandestinità perché si capisce che se una persona sfuggita alla guerra, alla fame, ad un regime dittatoriale o a tutte e tre le cose insieme e dopo aver fatto un viaggio in cui a rischiato la vita, le botte, lo stupro e dove ha investito tutti i suoi averi arriva finalmente in Italia, qui, scoperta che la sua posizione di clandestino è irregolare, tornerà immediatamente a casa. Mica è uno spericolato. Per chi invece vuole venire in Italia per delinquere non è previsto nulla.

 Quelli che facevano volare gli aerei: Alitalia è un cardenzone che perde pezzi e spreca una mare di soldi pubblici. Prodi era riuscito a trovare un'accordo con Air France perché se la prendesse con tagli per 2000 posti di lavoro. Berlusconi in campagna elettorale impedì l'accordo dicendo che la compagnia avrebbe dovuto rimanere italiana e senza neanche un licenziamento e promise che avrebbe presentato una cordata italiana per il suo acquisto. Vinte le elezioni venne fuori che la cordata non esisteva. Ora Berlusconi, che nel frattempo ha continuato a pompare i soldi delle nostre tasse dentro Alitalia, tenta di rivenderla ai russi (Forza Italia!) con una previsione minima di 5000 licenziamenti. L'aeroporto di Malpensa, rifiutata l'offerta di Ryan Air per il veto posto da Bossi e Formigoni, è sempre più indebitato e inefficiente (tanto paga lo stato) mentre l'aeroporto di Bologna che ha accettato l'offerta della compagnia irlandese è il primo aeroporto in Italia per bilancio/offerta.

 Quelli che ripulivano le strade: Tutti i tg nazionali da un po di tempo a questa parte ci dicono che Napoli è bellissima, pulita, non si trova più un filo di spazzatura per terra. Berlusconi è andato sotto il Vesuvio a trascorrere una gita domenicale con il governo e ha detto a tutto il mondo che Napoli è libera dai rifiuti. Delle 60000 tonnellate di rifiuti tolte dalle strade, 40000 sono state tolte da Prodi e solo le ultime 20000 da Berlusconi. Ma a parte questo, è stato ripulito solo il centro di Napoli perché in periferia le discariche a cielo aperto non si contano. Potrete dire: “È già qualcosa”. Si ma dovete sapere che l'immondizia è stata stipata dentro capannoni industriali in disuso attorno Napoli, che le discariche previste per ricevere la nuova immondizia sono sature e presidiate dai cittadini incazzati neri, che i lavori per gli inceneritori previsti non sono mai partiti, che la Germania non riceverà più la nostra immondizia perché è piena di rifiuti tossici. E poi questo è solo l'ultimo degli sgomberi che si sono susseguiti in questi anni e come sempre la mondezza è ritornata l'anno dopo per le strade di Napoli. I leghisti che avevano fatto palizzate per non ricevere la spazzatura di Napoli negli inceneritori del nord hanno calato le braghe subito davanti alla richiesta di Silvio. L'Europa poi ha condannato nuovamente l'Italia per la gestione dei rifiuti napoletani dopo la condanna identica che aveva ricevuto nel 2003. Ora come oggi sempre Berlusconi c'era. 

 Quelli che le priorità della gente le sanno: Neanche avevano ripulito la sala dei banchetti in cui aveva festeggiato la vittoria elettorale che già Berlusconi presentava la legge “salva-Retequattro”. Da anni infatti la tv di Emilio Fede dovrebbe andare sul satellite perché trasmette illegalmente sulle frequenze di Europa7 ma siccome comanda lui, Retequattro va ancora in onda (certezza della pena!). L'Europa ancora una volta ci condanna a pagare i risarcimenti. A Berlusconi sta bene: i risarcimenti li paga con i nostri soldi mentre su Retequattro i soldi li guadagna solo lui. L'Italia ha gli stipendi più bassi d'Europa, i morti sul luogo di lavoro aumentano ogni anno, le discriminazioni tra uomo e donna sul posto di lavoro sono le più alte d'Europa, le truffe fiscali nei confronti dei consumatori si sprecano. Peccato che non siano percepite o che non riguardino il presidente del consiglio. Chi lo sa, magari avremmo un paese migliore. 

22 marzo 2010
Loro la crisi non la pagano

C’è la crisi, c’è la crisi (e ‘sta volta i ristoranti sono vuoti). Stipendi più bassi per tutti, meno lavoro per tutti, più incertezze per tutti. Per tutti o quasi; ecco chi la crisi sicuramente non la pagherà:

FaustoTonna: direttore finanziario di Parmalat. Ha creato un buco di 14 miliardi di euro nell’azienda in cui lavorava. In processo ha patteggiato non scontando nemmeno un giorno di carcere. Oggi lavora nell’azienda emiliana Prisma. A pagare il buco ci hanno pensato i piccoli risparmiatori da lui ingannati.

MarcoTronchetti Provera: Il grande timoniere di Telecom ha lasciato un debito di 39 miliardi di euro (leggasi trentanove) dopo che l’altro grande manager Roberto Colaninno aveva rivelato Telecom con 50 miliardi di euro (leggasi cinquanta) mai sborsati e fatti ricadere come debito sulla Olivetti. Dopo le sue dimissioni il titolo è precipitato e lo stato ha commissariato l’azienda; risultato: gli investitori perdono e gli operai sono licenziati. Ah dimenticavo! Tronchetti ha passato delle ottime vacanze sulla sua barca in costa Smeralda.

Marcel Ospel: Prima “vittima” illustre della crisi dei mutui in Europa. Vittima si fa per dire dato che ha speso un occhio della testa per realizzare il suo sontuoso terzo matrimonio, è proprietario di un faraonico super chalet sulle alpi svizzere e si sposta con una misera Ferrari gialla. Prima di essere disoccupato era il numero uno del colosso svizzero Ubs dove ha creato un buco di 37 miliardi di dollari. Era considerato il banchiere più stimato d’Europa.

Jimmy Cayne: Dopo ventinove anni ai vertici della banca Bear Stearns è rimasto senza poltrona a causa del crollo del medesimo istituto di credito. Sembra che nei giorni più neri della crisi preferisse andare a giocare a golf o a bridge. Se ne è uscito con la modica cifra di 60 milioni di dollari vendendo poco prima del collasso il suo pacchetto azionario, dando così il colpo definitivo alla banca che dirigeva. Non provate a dirgli che gioca male a bridge, è molto permaloso!

Cesare Geronzi: Uomo di settantatre anni, è implicato in tutti gli scandali finanziari degli ultimi anni. Secondo le accuse avrebbe obbligato Tanzi (sì quello del Parma dei miracoli) a comprare Eurolat da Cirio ad una cifra fuori mercato per permettere a Banca di Roma, istituto di cui era presidente, di poter rientrare dei crediti concessi  a Cragnotti (sì quello della Lazio dei miracoli). Già condannato in primo grado per bancarotta, oggi siede alla presidenza di Mediobanca. Sono sempre i peggiori a non andarsene mai!

John Meriwether: La prima volta non è bastata; e così dopo aver fatto perdere cinque-miliardi-cinque all’hedge fund che dirigeva nel 97-98 (crac che scosse tutta la finanza globale), il vecchio Jhon ci ha riprovato. Manco a dirlo ha fallito: il fondo che controlla da inizio dell’anno ha perso più del 28%. Naturalmente i soldi non sono i suoi ma di investitori che a gran voce li richiedono indietro. Di lui si sa solo che ami molto il tavolo verde e che in alcune partite a poker abbia giocato delle mani milionarie. Non si può dire che non ami il rischio (almeno finché i soldi non sono suoi).

Erin Callin: La diva della finanza mondiale, specializzata nel rassicurare i mercati, non ha retto. Direttore finanziario di Lehman Brothers, quarta banca d’investimento americana (mica bruscolini), ha dovuto ammettere perdite per 2,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre. Sulla sua scrivania rimarranno i suoi famigerati tacchi a spillo e gli stivali color pastello che amava tanto. La banca è fallita, lei no.

Cai: Sta per compagnia aerea italiana ed è il nome della cordata tirata fuori dal cilindro di Berlusconi per acquistare Alitalia. Ma andiamo con ordine: Dal 1988 la compagnia aerea di bandiera non fa altro che perdere nonostante l’alternarsi dei vari presidenti: il prodiano Bisignani (che rimane fino al ’94), il manager Schisano (rimasto fino al’96),  Domenico Campella (che fa fallire l’accordo con Klm) e il leghista Bonomi (che sponsorizzò una manifestazione di equitazione in cui partecipò in prima persona). Nonostante i continui fallimenti tutti hanno ottenuto buone uscite faraoniche. Ma nel 2007 la cosa sembra finalmente risolversi: Alitalia verrà venduta ad Airfance che ripianerà il debito e farà nuovi investimenti sborsando complessivamente 2 miliardi e licenziando 2000 lavoratori. Ma il governo cade e i francesi devono aspettare l’insediamento del nuovo governo per chiudere la questione. Ecco che in campagna elettorale Berlusconi tira fuori la favoletta dell’italianità (come se le linee aeree fossero un settore strategico) e che avrebbe già pronta una cordata italiana per vendergli la compagnia di bandiera. La compagnia in questione è proprio Cai, un’insieme di imprenditori italiani per nulla interessati a salvare le frecce tricolori e incapaci di fare funzionare una compagnia aerea, che decidono di dire sì a Berlusconi solo perché questi promette loro di cedergli i terreni dell’expo di Milano. Il debito di Alitalia lo paghiamo noi (2 miliardi che prima avremmo ricevuto dai francesi e che adesso siamo costretti a sborsare come stato), i lavoratori licenziati saranno almeno settemila e nella compagnia entrerà almeno una compagnia straniera (alla faccia dell’italianità). Ricapitolando: la Cai non rischia nulla, avrà i terreni dell’expo e tra cinque anni rivenderà la compagnia ad un soggetto straniero (probabilmente Airfrance che così otterrà l’azienda senza sborsare un soldo) mentre verranno licenziati il triplo dei lavoratori stimati (sempre che non aumenti il numero) e lo stato (cioè noi) pagherà due miliardi di debiti. E poi dicono che i sacrifici dobbiamo farli tutti.

Catania: La ridente (come se le città potessero ridere!) cittadina siciliana, amministrata dal medico personale di Berlusconi Scapagnini, ha accumulato un debito pubblico enorme a causa di clientelismi e mala gestione. O meglio, aveva accumulato, perché il governo ha pensato bene di pagare per intero tutto il debito della città, una manovra che non era mai accaduta nella storia d’Italia, nemmeno quando a governare c’erano i democristiani più corrotti. Tutto questo è passato sotto gli occhi vigili delle sentinelle padane della Lega Nord. Catania ringrazia il Monviso.

Certo ne mancano ancora tanti all’appello ma tra loro non vedo ne immigrati, ne sindacati, ne studenti facinorosi. Per cui la prossima volta che avrete paura di essere derubati state più attenti alle banche e ai governi piuttosto che agli scippatori.


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permalink | inviato da meschino il 22/3/2010 alle 3:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
22 marzo 2010
Il sesso è politica

Il deputato dell’Udc Mele, il portavoce del governo Prodi Sircana, il presidente del consiglio Berlusconi, il direttore di Avvenire Boffo, il governatore della regione Lazio Marrazzo. Sono tutti accomunati da alcuni scandali sessuali che li vedono protagonisti. Alcuni di loro hanno reagito dimettendosi dai loro incarichi, altri hanno ignorato i fatti, altri ancora li hanno smentiti. Tuttavia le domande che ne emergono sono queste: fin dove può spingersi la libertà di stampa? É giusto valutare i politici in base alle loro inclinazioni sessuali? Ma soprattutto, quali sono i giusti atteggiamenti sessuali?

Andiamo con ordine: la libertà di stampa è un diritto sacrosanto. Tuttavia anche il diritto alla nostra intimità è una importante libertà. Sono convinto che chi occupi un incarico pubblico debba giocoforza rinunciare ad un poco della sua intimità ma non credo che sia giusto monitorare ogni scelta personale dei potenti. Dove sta il limite dunque? L’informazione deve monitorare quei comportamenti personali che rischiano di influenzare la vita pubblica e che permettono di sbugiardare chi si auto nomina portatore di ideali che poi non rispetta. Per intenderci: andare a manifestare a favore della famiglia cristiana e poi passare la notte in compagnia di prostitute e cocaina è un atteggiamento ipocrita che andrebbe segnalato; idem se qualcuno usa il proprio ruolo di dominio per assegnare incarichi e favori politici in cambio di prestazioni. La libertà di informazione però dovrebbe fermarsi la dove i comportamenti sono esclusivamente personali, qualora una personalità politica sia scoperta in un rapporto di adulterio o di prostituzione. A chi interessa? C’è forse in ballo il pubblico interesse?

Veniamo ora al secondo quesito: si possono valutare i politici in base alle proprie inclinazioni sessuali? No, è sbagliato farlo. Il confine che divide la sfera pubblica da quella privata non va infranto, a mio avviso anche nel caso di palesi ipocrisie come quelle sopra citate. Non solo la vita privata di chiunque è privata ma noncredo che si possano ricavare utili elementi per valutare una personalità politica.

Arriviamo quindi al terzo punto, quello cruciale: è possibile stabilire degli atteggiamenti sessuali giusti? A mio avviso l’unico limite che andrebbe stabilito è quello della violenza; il sesso deve sempre essere consensuale tra i partner. Ma è impossibile dire al di fuori di questo limite cosa sia giusto e cosa no. Condannare rapporti omosessuali o transessuali, rapporti giudicati bizzarri da alcuni, tradimenti più o meno velati, è un retaggio conservatore che risulta obsoleto nel mondo di oggi ed è sorretto da un inutile quanto crudele ipocrisia. Una violenza che si scaglia nella stessa misura contro ragazzini effeminati o donne non sposate, contro le prostitute e i loro clienti, contro le ragazze più attive sessualmente e chi tradisce il proprio partner. L’idea alla base di questo pensiero è quella dell’eterna fedeltà, del sesso come strumento unico per la riproduzione; in poche parole della famiglia. Esistono famiglie bellissime e che vivono in perfetta armonia la loro scelta di vita ma quante sono? I numeri dei divorzi è ormai da tempo superiore a quello dei matrimoni con tutti i problemi che questo comporta.

Credo che sia giunto il momento di ripensare la base della nostra società slegandoci da inutili ipocrisie. Alle tradizionali famiglie già si affiancano coppie di fatto che differiscono dalle prime per non essersi giurati fedeltà eterna; esistono gruppi di persone che condividono alcuni lati della loro vita intima (casa, cura dei bambini, sostegno sanitario) per sostenersi a vicenda, esistono coppie omosessuali che ambiscono al matrimonio. Perché non dovremmo riconoscere loro diritti e doveri assegnati esclusivamente alle famiglie? Ma soprattutto perché non possiamo far cadere le nostre crudeli ipocrisie e riconoscere che altre forme di convivenza e di espressione sessuale sono possibili al di là della nostra?


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permalink | inviato da meschino il 22/3/2010 alle 3:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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